Sulla nera
Lo spunto è il rapporto Freedom house sulla libertà di stampa mondiale nel 2009.
Leggo spesso di critiche al giornalismo. Si giudicano molti aspetti. Uno di questi è il tergiversare sui “pasticciacci brutti”.
La cronaca nera ha da sempre un grande seguito. Questo passo di Simenon in “Maigret si diverte” spiega il perché:
Frattanto Maigret, dimentico del proprio ruolo alla Polizia giudiziaria, del mestiere che aveva fatto per tutta la vita, si sorprendeva a leggere il giornale come una persona qualunque per strada. E questo gli permise di fare una piccola scoperta che lo riempì di soddisfazione.
Di solito i moralisti, coloro che hanno la pretesa di dare lezioni ai propri simili, sostengono che è un piacere malsano, addirittura un istinto perverso, a spingere i lettori a tuffarsi nelle cronache di delitti e catastrofi.
Senza rifletterci troppo, fino alla sera prima il commissario sarebbe stato tentato di condividere tale opinione.
Ora si rendeva conto invece che non era proprio così ovvio, e a fargli cambiare idea avevano in qualche modo contribuito le riflessioni della giovane vicina.
Non è forse vero che i lettori si precipitano con la stessa febbrile curiosità sulle cronache di atti eroici o eccezionali? Si è mai vista una folla così numerosa e appassionata sui grand Boulevaerds, e per di più a notte inoltrata, come all’arrivo di Lindbergh?
La gente, in fondo, non cerca sempre di scoprire fin dove l’uomo può spingersi, nel bene e nel male?
La curiosità della ragazza al tavolo vicino non derivava forse dal fatto che, innamorata novella, voleva conoscere i limiti dell’amore? E sperava che fossero il giornale e il seguito dell’inchiesta sulla vittima di boulevard Haussmann a insegnarle qualcosa a riguardo?
Forse è proprio così: leggiamo di storie cruente, ci facciamo ragionamenti, ci scandalizziamo… ma solo per capire fin dove siamo capaci di arrivare.
